IL SOCIALE

L’impegno politico, come ha scritto Paolo VI e ribadito papa Francesco, “è la più alta espressione della carità”, termine quest’ultimo che non va inteso come mero aiuto materiale verso chi ha bisogno ma come il “mettersi a servizio degli altri”.

L’impegno politico non può essere vissuto come una spregiudicata attività per sé e per i propri interessi ma come la volontà di trovare soluzioni, di risolvere i conflitti, di lavorare per la polis con un forte senso del bene comune, di comporre le esigenze di tutti affinché ciascuno metta a disposizione ogni risorsa utile per costruire la comunità.
Nella nostra società le diseguaglianze sono ancora tante e vanno combattute; la “forbice” fra chi ha e chi non ha deve essere ridotta, non soltanto in termini di reddito ma anche e soprattutto di “benessere” per garantire a tutti di realizzare i propri sogni.

Le “nuove povertà” sono connesse alla crisi dei legami sociali e familiari: i giovani sono più vulnerabili , è aumentato il numero di chi guarda con ansia al futuro, un fenomeno che coinvolge anche persone che erano inserite all’interno di un contesto sociale stabile e che invece oggi si trovano a confrontarsi con precarietà e disoccupazione.

C’è tanto da fare per le persone “più svantaggiate”: per chi è malato o diversamente abile, solo, anziano, senza lavoro, straniero o percepito come “diverso”; per chi, più semplicemente, è povero.

Sono queste le persone che cerco di mettere al centro del mio impegno politico perché “nessuno deve restare indietro” e, soprattutto, perché “Le Marche giuste” devono recuperare chi, invece, indietro è rimasto; anch’essi hanno diritto ad un futuro migliore.

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