venerdì , 22 settembre 2017
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Introduzione del reato di propaganda fascista

L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non viene erosa dal decorso del tempo, come dimostrano i frequenti episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose. Sostiene, così, la Corte di Cassazione (Cass. pen. Sez. I, Sent. 12-09-2014, n. 37577) che «nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politicoideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe». Da qui, da questo pericolo sempre attuale, nasce il presupposto per l’approvazione, in prima lettura alla Camera il 12 settembre 2017, della proposta di legge, a prima firma di Emanuele Fiano (PD), che inserisce nel codice penale il nuovo reato di “propaganda del regime fascista e nazifascista”. È lo stesso on. Fiano che ricorda che «esiste un presente attraversato da quasi dieci anni da una difficilissima crisi economicofinanziaria che ha prodotto maggiore diseguaglianza, maggiore impoverimento, maggiore rabbia nella società, maggiori fenomeni di allontanamento dalla politica. Ed è questo il terreno più fertile perché oggi rinascano e si moltiplichino quelle ideologie di morte, di violenza, di discriminazione razziale o di genere sessuale, religiosa o per il colore della pelle. Esse sono rinate e sono tante: lo dicono tutti le indagini europee, tutte le polizie, le magistrature e gli Stati». È quindi giusto e doveroso, innanzitutto in onore alla storia di questo Paese, alla sua Costituzione repubblicana nata dopo una guerra di liberazione dei partigiani, inserire il reato nel nostro codice penale, sanzionando anche la propaganda fatta a mezzo web e alla produzione, diffusione, distribuzione o vendita di beni, di immagini che richiamano il fascismo e il nazifascismo, facendone oggetto di propaganda. Come sottolineato più volte, nel corso del dibattito in Assemblea dal relatore Walter Verini «non si vuole colpire quindi, in nessun modo, chi ne fa oggetto di studio storico o di collezione, ma solo chi ne fa uso come mezzo di propaganda». continua la lettura

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